giovedì 7 maggio 2020

Il giornale di Farnese n. 11 luglio 2020











di Giuseppe Ciucci
Sindaco di Farnese

A distanza di un anno dalla mia elezione a Sindaco di Farnese è arrivato finalmente anche per me il momento di esprimere il mio saluto ai lettori di questa rubrica dedicata alla cultura dell'integrazione tra i popoli.
Con grande onore ho assunto come Sindaco di Farnese la Responsabilità del Comitato Gemellaggio di Farnese nel segno della continuità di quel lungimirante progetto di unità dei popoli iniziato nel nostro territorio dal nostro compianto compaesano Pier Charles Anzini.
Ancora una volta Farnese ha saputo dimostrare la propria intelligenza culturale nel saper fare una scelta di grande levatura sociale scegliendo la strada dello scambio culturale, sociale, storico e naturalistico con Beaumont de Pertuis e quell'amicizia di cultura e di rispetto continua nel segno di chi ci ha preceduti.


E’ quindi con grande senso di riconoscenza che esprimo la mia più viva gratitudine agli uomini e alle donne del Comitato Gemellaggio per il lavoro svolto con grande intelligenza culturale e impareggiabile costanza.
Approfitto per inviare il mio saluto a tutti gli abitanti di Beaumont e abbraccio con amicizia il loro Sindaco confermando a lui la volontà dell'Amministrazione che rappresento nel continuare sulla strada sin qui tracciata e di rafforzare sempre di più il rapporto di amicizia tra i nostri paesi.
Farnese è un piccolo scrigno di tesori: la sua Storia, le sue Tradizioni e la sua straordinaria natura costituita per lo più da quel polmone verde che è l’area protetta della Selva del Lamone di cui in questo anno festeggiamo il venticinquesimo anno dalla sua istituzione.
Correva l’anno 1994, infatti, quando la Legge Regionale n.45 istituiva la Riserva Naturale La Selva del Lamone e rendeva il Comune di Farnese Ente Gestore consegnando al Sindaco pro tempore il ruolo di Presidente.
Chiunque è nato in questa terra sa cosa rappresenta da sempre La Selva del Lamone per ognuno di noi: il nostro bosco è per noi una madre, capace di riscaldare, è un padre capace di portare a casa il pane da mangiare ed è un figlio da dover curare con la massima attenzione e dedizione. Si parla, quindi, di sentimenti importanti unici, parliamo di una affezione particolare e di non poco conto.
Farnese è un piccolo paese, i Farnesani siamo gente semplice ma dentro ognuno di noi c’è conservata la durezza e la determinazione che c’è stata tramandata da chi ci ha preceduto, gente che dal sorgere del sole fino al suo calare stavano piegati sulla bassa terra per portare a casa il pane da mangiare. Uomini e donne che ci hanno lasciato, difendendola anche a duro prezzo, un’eredità unica, una ricchezza inestimabile: questa nostra terra bella e incontaminata.
Da qui la ragione per cui Farnese non fa mai sconti a chi vuole impossessarsi delle proprie risorse e qui sicuramente la ragione più profonda degli scontri ideologici e di parte che infiammarono quegli anni tra i favorevoli all’istituzione e i contrari, tra chi intravedeva una possibilità di evoluzione economica e sociale e chi sosteneva che il legnatico prodotto e la cacciagione fossero già una ricchezza sufficiente.

 Ormai tutto questo è però consegnato alla storia, la maggioranza democratica scelse la via dell’Istituzione della Riserva Naturale, scelse di rendere più di 2000 ettari un’area protetta che raccoglie una flora ed una fauna di rara bellezza.
Oggi dopo 25 anni credo che sia tempo di bilanci, credo sia arrivato il momento di dirci a chiare note se quella decisione di popolo fu una scelta saggia o una follia.
E’ arrivato il momento di dirci se rendere quasi il 50 per cento del terreno Comunale un’area protetta abbia portato a ciò che si pensava.
Probabilmente, nonostante le numerose opere finanziate al Comune di Farnese come Ente Gestore, la risposta più immediata, ma anche la più semplicistica sarà che Farnese non ha ottenuto da questa scelta i benefici sperati in quanto la popolazione è passata da più di 2000 abitanti di quegli anni ai nemmeno 1500 di oggi, le nascite si sono interrotte, il flusso migratorio non si è arrestato, la ricchezza pro capite è andata sempre più scemando. 
Vorrei, però,  invitarvi ad andare oltre a questi numeri, vi chiedo lo sforzo intellettuale di fare un salto più in là, proviamo a osservare da un’altra prospettiva, ampliamo a livello Nazionale, a livello Europeo e perché no anche a livello Mondiale la visuale di questa scelta.

E’ ormai noto a tutti, infatti, che stiamo vivendo una crisi climatica globale, il radicale cambiamento delle stagioni, il capovolgimento degli atteggiamenti climatici stanno sottoponendo questo nostro mondo ad un rischio sempre più elevato di una estinzione del genere umano. E in questo drammatico scenario da questo piccolo angolo di mondo, Farnese accende uno spiraglio di luce capace di contribuire a dare una possibilità di salvezza al pianeta. E quella luce è il nostro bosco è la Selva del Lamone.


Credo, quindi, che venticinque anni fa, forse anche inconsapevolmente, quegli uomini e quelle donne hanno avuto la fortunata lungimiranza di annoverare questo nostro Comune tra quelli che contribuiscono a dare al mondo una possibile via d’uscita.
Quindi FARNESE HA DATO, Farnese ha fatto una scelta di coscienza ambientale prima che di personale interesse economico, Farnese ha dimostrato al mondo di avere un grande CUORE VERDE.

Voglio terminare con una frase dell'antropologa americana Margaret Mead, una frase che è espressione della grande forza di un piccolo popolo:
“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In effetti, è l’unica cosa che è sempre accaduta.”





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Scoprire il territorio del proprio paese attraverso le passeggiate o le corse è stato sempre un desiderio dei farnesani. Data, infatti, alla fine degli anni sessanta  primi anni settanta,l’organizzazione della “Marcialonga” che partendo dal centro del paese e attraverso le strade che percorrono le nostre campagne, giungevano alla “Botte” dove terminavano con ricche merende e libagioni.
Seguendo questa tradizione il circolo locale di Legambiente “La Spinosa” da nove anni organizza ,con la collaborazione del Comune,   della Polisportiva di Montalto di Castro e della UISP, una Maratonina di circa dieci chilometri che si tiene nel mese di Marzo.  Una corsa aperta a tutti. Ed infatti alla partenza si presentano atleti di ogni età, competitivi e non, giovani e in là con gli anni, integri fisicamente o con qualche acciacco ma tutti animati dal desiderio di competere non tanto per la vittoria quanto per dimostrare che con la volontà tutti i traguardi sono raggiungibili.     Via si parte! Dalla piazza del comune una lunga fila di colori si snoda perle vie di “Meconte”, affronta le strade di campagna tra discese e salite mozzafiato in un panorama naturale incontaminato per giungere di nuovo a Farnese e percorrere le caratteristiche viuzze del centro storico e  in fine all’arrivo posto sotto gli archi del Viadotto.
Ma la giornata non è organizzata solo per gli atleti. Infatti per i più piccoli, in base alla loro età,vengono svolte delle gare di corsa su varie distanze a cui, ogni anno, partecipano sempre più bambini. Per ognuno di loro c’è un premio finale.
Si pensa anche a chi, per varie ragioni, non vuole correre ma solo passeggiare. Legambiente organizza visite guidate per le vie del paese per far conoscere le sue bellezze, le sue chiese ,i suoi palazzi fino a raggiungere la bellissima chiesetta di Sant’Anna che si trova in aperta campagna a circa un chilometro dal centro abitato.
Al termine delle gare e della passeggiata grande festa in piazza con un ricco buffet-ristoro offerto dai commercianti e  dalle gentilissime signore farnesane che già da settimane sono al lavoro per preparare  torte dolci e salate.
La premiazione effettuata dalle autorità consiste in pacchi con i prodotti tipici del nostro territorio che vengono molto apprezzati.

Il circolo di Legambiente non si limita solamente alla organizzazione di questa giornata ma ha sempre partecipato, dalla sua nascita negli anni ottanta, a tutte le campagne in difesa dell’ambiente promosse a livello nazionale e organizza incontri e visite guidate per la conoscenza del nostro territorio.






Proteggere l’ambiente
con i Droni?... Si può!

C.te Michele MONNO
Istruttore APR
ed Esaminatore ENAC
  
Il primo drone fece la sua comparsa nel 1916 durante la prima guerra mondiale e da allora molti passi in avanti sono stati fatti, ma solo negli anni 2000 i droni o A.P.R. (AEROMOBILI A PILOTAGGIO REMOTO) sono entrati prepotentemente nella nostra vita quotidiana, grazie agli studi e alle risorse investite in campo militare e all’avanzata della tecnologia.
Inizialmente gli APR sono stati usati prevalentemente in ambito cinematografico, ma con il passare del tempo si sono comprese le potenzialità di questi mezzi che  oggi trovano applicazione in svariati campi e settori.
I principali fattori che hanno portato al successo questi mezzi aeronautici sono: i bassi costi di gestione, la precisione e i limitati tempi di esecuzione di ogni missione, oltre a non necessitare di ampi spazi di manovra e a non inquinare, praticamente sono “mezzi ad emissioni zero”.
Non necessitano nemmeno del certificato acustico, infatti un normale aspirapolvere, usato nelle nostre abitazioni, genera più decibel di rumorosità.
I dispositivi S.A.P.R. (SISTEMI AEROMOBILI A PILOTAGGIO REMOTO) si dimostrano una risorsa essenziale nel monitoraggio ambientale, aiutando a preservare risorse naturali di cruciale importanza come boschi, foreste, fiumi, laghi e spiagge.

Il loro utilizzo permette, ad esempio, di rilevare la presenza di discariche abusive, un triste fenomeno sempre più diffuso ad ogni latitudine del nostro paese, e, in questi contesti, assumono i connotati di veri e propri “detective”, in grado di sorvolare ampi spazi di territorio, registrando immagini di rifiuti abbandonati anche molto pericolosi, come scarti industriali o residui provenienti dalla lavorazione di materiali vari.
Con sempre più crescente frequenza, le discariche abusive diventano protagoniste di maxi roghi da cui scaturiscono nubi tossiche che possono provocare danni ingenti sotto il profilo ambientale, ma anche effetti a breve e lungo termine sulla salute dei cittadini.
Ricordiamo, inoltre, il flagello degli incendi boschivi che, ogni anno, con l’avvicinarsi  della stagione estiva e in concomitanza con periodi di siccità sempre più frequenti, colpisce l’Italia da Nord a Sud.
Così, negli ultimi anni, sono stati avviati innovativi progetti di prevenzione degli incendi boschivi che prevedono l’ausilio di droni equipaggiati con sistemi di ultima generazione come la IoT (Internet of Things), che permette di massimizzare la capacità di raccolta e di utilizzo dei dati provenienti da una mol
titudine di sorgenti a vantaggio di una sempre maggiore digitalizzazione ed automazione dei processi informativi.
Non bisogna dimenticare il supporto offerto dai droni nell’affrontare le molteplici sfide nella lotta per la salvaguardia delle specie e degli habitat del nostro pianeta.
Biologi, naturalisti e climatologi si trovano spesso ad esplorare aree di difficile accesso che possono persino costare loro la vita a causa delle condizioni territoriali disagevoli, oltre per la presenza di bracconieri armati.
Gli scienziati hanno accolto con entusiasmo l’opportunità di utilizzare i droni per i loro monitoraggi e studi, gli APR, in effetti, hanno reso il loro lavoro più efficiente e sicuro.
La versatilità tecnologica dei droni  risulta essenziale anche in agricoltura permettendole  di tenere il passo con i bisogni alimentari di una popolazione mondiale in perenne crescita.

Grazie ai droni si possono raccogliere dati importantissimi che consentono agli imprenditori agricoli di svolgere attività fondamentali quali:
- Mappare l’intero territorio agricolo;
-Conoscere le necessità nutrizionali delle piante, misurandone i livelli di idratazione;
-Valutare la salute dei raccolti.
Tutto questo gioca anche a favore dell’ambiente, infatti, la somministrazione di fertilizzanti ed agenti antiparassitari, può essere fatta, con i droni, in maniera selettiva sulle singole piante e solo su quelle che hanno reale bisogno, evitando potenziali contaminazioni del terreno ed inutili sprechi di risorse.
Il futuro per gli APR è appena cominciato, ma che sia per lavoro o per hobby l’importante è che questi droni siano utilizzati nel pieno rispetto delle regole del volo emanate da ENAC.
L’era delle improvvisazioni e del “volemoce bene!!” è finita!

Volate sicuri !! per rispettare tutti, ed eviterete, così, danni da collisioni ed incidenti a persone o cose.
Volate sicuri !! per voi stessi, ed eviterete multe, procedimenti penali e il sequestro del Vs. drone. 

  
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FARNESE:
Un cantico 
delle creature

di ROMOLO LUCARELLI


 Per ciascuno di noi è naturale che il proprio paese, come la propria madre, siano senza ombra di dubbio la cosa più bella del mondo. Per quanto riguarda la madre è una questione intimamente soggettiva correlata alla carnalità fisica a indurre tali incontrovertibili valutazioni; ma il paese? Si potrebbe anche sostenere che per certi aspetti il paese è come un genitore, è insieme padre e madre che dal momento in cui uno nasce ne accoglie i primi vagiti, ne segue la crescita, la fanciullezza, l’adolescenza e, per chi è più fortunato, anche la maturità, la vecchiaia fino alla morte, per poi accogliere i resti nel proprio grembo per sempre.
Tuttavia per poter ritenere valida la tesi di questa unicità della bellezza del proprio paese è necessario tener conto del parere di chi è estraneo a questi legami di appartenenza, cioè di quelle persone che arrivano da fuori e vi si stabiliscono, temporaneamente o stabilmente, non obbligati da motivi di lavoro, di matrimonio, o altro, ma prima di tutto perché a Farnese hanno trovato quel qualcosa di particolarmente bello e di accogliente che altri luoghi non hanno saputo o potuto offrire.
Di testimonianze in questo senso ne abbiamo moltissime e alcune, veramente significative, le abbiamo lette proprio sulle colonne di questo giornale. Tutto ciò per me è bellissimo. Non posso che inorgoglirmi davanti a vere e proprie dichiarazioni d’amore a Farnese di persone provenienti non solo dall’Italia ma anche dall’estero.

Farnese - mi diceva diversi anni fa un mio cliente di Roma - non ha uguali: posizione unica dalla quale poter raggiungere in breve tempo il lago, il mare, le terme e anche i monti Cimini e l’Amiata; aria salubre e gente aperta, simpatica e accogliente. Cosa cercare ancora?
Aveva così riassunto la propria soddisfazione senza inoltrarsi nella particolarità dei dettagli; questi vanno scoperti e assaporati piano piano. Io sono lontano dall’aver individuato tutto ciò che la natura e l’ambiente, la poesia dei vicoli nel tufo, dei vicinati, le ricchezze artistiche e la storia possono ancora offrire. Eppure ho percorso in lungo e in largo gran parte del territorio dal lago di Mezzano dove inizia l’Olpeta fino alla sua confluenza nel Fiora dopo circa 36 chilometri; mi sono addentrato nella magia del Lamone sulle tracce degli abitatori preistorici che cacciavano la selvaggina con strumenti di selce, poi dei primi agricoltori neolitici, quelli che utilizzavano lo “slash and burn”, il “taglia e brucia” per la coltivazione dei semi commestibili, e ancora di quelli delle varie fasi dell’età del Bronzo che hanno lasciato importanti testimonianze come la piccola necropoli di Roccoia, poi gli Etruschi di Rofalco e non solo, per poi proseguire lungo la scia dei Romani, dei medievali, e così via fino ad oggi. 

E senza la preoccupazione di risultare enfatico posso assicurare di aver assistito alla recitazione di un vero e proprio Cantico delle Creature. Tutto mi è apparso come un inno corale senza stonature elevato dalla Natura tutta al suo Creatore. Ho trovato ovunque una perfetta e quasi incredibile situazione di equilibrio rispettoso delle esigenze reciproche dei tre regni della Natura: minerale, vegetale, animale. Con vera soddisfazione ho dovuto riconoscere che anche l’Uomo non ha inferto lacerazioni tali da turbare questa stupenda simbiosi. Anzi, ho potuto riscontrare che molto spesso l’intervento dell’uomo è stato efficacemente collaborativo allo scopo di prevenire allagamenti e frane, come la pulitura dei fossi, la rimozione delle sterpaglie, o la creazione di fasce sterrate antincendio. Così i nostri predecessori ci hanno lasciato in eredità questo prezioso ecosistema praticamente intatto. E non mi riferisco solamente alla Selva del Lamone, che amo con tutto il cuore e non mi stanco mai di leggere argomenti che la riguardino, ma a tutto il territorio farnesano. Uno dei luoghi più suggestivi, a mio avviso, è il tratto dell’Olpeta, dalla cascata di Salabrone in avanti, da dove ci si inoltra in un canyon di una bellezza mozzafiato; è come assistere ad un meraviglioso film che ha come colonna sonora il gorgoglio dell’acqua e il cinguettio degli uccelli: il Cantico delle Creature.

E’ una sensazione unica impossibile da descrivere. E’ fruibile soltanto percorrendo questo tratto di Giardino dell’Eden.
Potrei continuare all’infinito sulla bellezza di questo tesoro che abbiamo la fortuna di possedere.
Per chi volesse approfondire o scoprire quei dettagli che devono essere gustati con calma consiglio la lettura del capolavoro del mio amico Dr. Luciano Frazzoni, ex Direttore del Museo di Farnese, cioè la Carta Archeologica del Comune di Farnese, un suo dono prezioso elaborato con grande competenza scientifica e con vero amore per Farnese; alla parte archeologica si associano capitoli riguardanti l’ambiente e la geomorfologia del territorio dell’amico Dr. Giovanni Antonio Baragliu, insuperabile per la conoscenza dell’argomento. Adda, musicista, scrittore e poeta, uno di quelli che si sono innamorati di Farnese. Tutti insieme si canta in allegria.



 Un altro Cantico delle Creature.



































               Green Deal Europeo           

Il Green Deal europeo è il fiore all’occhiello dell’agenda 2030, una sfida molto ambiziosa, qui di seguito alcuni passaggi del documento, riguardanti l’agricoltura e l’allevamento, che interessano molto da vicino il nostro territorio.... Il documento è visionabile sul sito:



COMUNICAZIONE
DELLA
COMMISSIONE

Introduzione: trasformare
una sfida urgente
in un'opportunità unica


La presente comunicazione stabilisce un accordo verde europeo per l'Unione europea (UE) e i suoi cittadini . Ripristina l'impegno della Commissione ad affrontare le sfide climatiche e ambientali che è il compito principale di questa generazione. L'atmosfera è calda e il clima cambia ogni anno che passa. Un milione delle otto milioni di specie presenti sul pianeta rischia di perdersi. Le foreste e gli oceani vengono inquinati e distrutti  .
Il Green Deal europeo è una risposta a queste sfide. È una nuova strategia di crescita che mira a trasformare l'UE in una società equa e prospera, con un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui non vi sono emissioni nette di gas a effetto serra nel 2050 e in cui la crescita economica è disaccoppiata dall'uso delle risorse . 
Mira inoltre a proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell'UE e proteggere la salute e il benessere dei cittadini da rischi e impatti legati all'ambiente . Allo stesso tempo, questa transizione deve essere giusta e inclusiva . Deve mettere al primo posto le persone e prestare attenzione alle regioni, alle industrie e ai lavoratori che dovranno affrontare le maggiori sfide. Dal momento che porterà un cambiamento sostanziale, la partecipazione pubblica attiva e la fiducia nella transizione sono fondamentali se le politiche devono funzionare ed essere accettate. È necessario un nuovo patto per riunire i cittadini in tutta la loro diversità, con le autorità nazionali, regionali, locali, la società civile e l'industria che lavorano a stretto contatto con le istituzioni e gli organi consultivi dell'UE.

Per realizzare il Green Deal europeo, è necessario ripensare le politiche per l'approvvigionamento di energia pulita in tutta l'economia, l'industria, la produzione e il consumo, le infrastrutture su larga scala, i trasporti, l'alimentazione e l'agricoltura, l'edilizia, la fiscalità e le prestazioni sociali. Per raggiungere questi obiettivi, è essenziale aumentare il valore dato alla protezione e al ripristino degli ecosistemi naturali, all'uso sostenibile delle risorse e al miglioramento della salute umana. È qui che il cambiamento di trasformazione è più necessario e potenzialmente più vantaggioso per l'economia, la società e l'ambiente naturale dell'UE. L'UE dovrebbe inoltre promuovere e investire nella trasformazione e negli strumenti digitali necessari, poiché questi sono elementi essenziali che facilitano i cambiamenti.. Da "Farm a Fork": progettare un sistema alimentare equo, salutare e rispettoso dell'ambiente

Da "Farm a Fork": progettare un sistema alimentare equo, salutare e rispettoso dell'ambiente
Il cibo europeo è famoso per essere sicuro, nutriente e di alta qualità. Ora dovrebbe anche diventare lo standard globale per la sostenibilità. Sebbene sia iniziata la transizione verso sistemi più sostenibili, alimentare una popolazione mondiale in rapida crescita rimane una sfida con gli attuali modelli di produzione. La produzione alimentare provoca ancora inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo, contribuisce alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici e consuma quantità eccessive di risorse naturali, mentre una parte importante del cibo viene sprecata. Allo stesso tempo, le diete di bassa qualità contribuiscono all'obesità e alle malattie come il cancro.

Ci sono nuove opportunità per tutti gli operatori della catena del valore alimentare. Le nuove tecnologie e le scoperte scientifiche, unite alla crescente consapevolezza pubblica e alla domanda di alimenti sostenibili, andranno a beneficio di tutte le parti interessate. La Commissione presenterà la strategia "Farm to Fork" nella primavera del 2020 e avvierà un ampio dibattito con le parti interessate su tutte le fasi della catena alimentare e aprendo la strada alla formulazione di una politica alimentare più sostenibile.
Gli agricoltori e i pescatori europei sono fondamentali per gestire la transizione. La strategia Farm to Fork rafforzerà i loro sforzi per affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l'ambiente e preservare la biodiversità. Le politiche agricole e di pesca comuni rimarranno gli strumenti chiave per sostenere questi sforzi garantendo nel contempo una vita dignitosa per gli agricoltori, i pescatori e le loro famiglie. Le proposte della Commissione per la politica agricola comune per il periodo 2021-2027 prevedono che almeno il 40% del bilancio complessivo della politica agricola comune e almeno il 30% del Fondo per la pesca marittima contribuirebbero all'azione per il clima.
La Commissione collaborerà con il Parlamento europeo e il Consiglio per raggiungere almeno questo livello di ambizione nelle proposte. Dato che è probabile che l'inizio della revisione della politica agricola comune sia ritardato all'inizio del 2022, la Commissione lavorerà con gli Stati membri e le parti interessate per garantire che fin dall'inizio i piani strategici nazionali per l'agricoltura riflettano pienamente l'ambizione del Green Deal e la strategia Farm to Fork. La Commissione garantirà che questi piani strategici siano valutati in base a criteri climatici e ambientali solidi. 

Tali piani dovrebbero condurre all'utilizzo di pratiche sostenibili, quali l'agricoltura di precisione, l'agricoltura biologica, l'agro-ecologia, l'agro-silvicoltura e norme più rigorose sul benessere degli animali. Spostando l'attenzione dalla conformità alla prestazione, misure come gli eco-schemi dovrebbero premiare gli agricoltori per il miglioramento delle prestazioni ambientali e climatiche, compresa la gestione e lo stoccaggio del carbonio nel suolo, e una migliore gestione dei nutrienti per migliorare la qualità dell'acqua e ridurre le emissioni. La Commissione collaborerà con gli Stati membri per sviluppare il potenziale dei frutti di mare sostenibili come fonte di alimenti a basse emissioni di carbonio.
I piani strategici dovranno riflettere un maggiore livello di ambizione per ridurre significativamente l'uso e il rischio di pesticidi chimici, nonché l'uso di fertilizzanti e antibiotici . La Commissione identificherà le misure, anche legislative, necessarie per realizzare tali riduzioni sulla base di un dialogo con le parti interessate. L'area in agricoltura biologica dovrà inoltre aumentare in Europa. L'UE deve sviluppare modi innovativi per proteggere i raccolti da parassiti e malattie e considerare il ruolo potenziale di nuove tecniche innovative per migliorare la sostenibilità del sistema alimentare, garantendo nel contempo che siano sicure.

Anche la strategia Farm to Fork contribuirà al raggiungimento di un'economia circolare. Mirerà a ridurre l'impatto ambientale dei settori della trasformazione e della vendita al dettaglio agendo sui trasporti, lo stoccaggio, l'imballaggio e i rifiuti alimentari. Ciò includerà azioni per combattere le frodi alimentari, tra cui il rafforzamento dell'applicazione e della capacità investigativa a livello dell'UE e l'avvio di un processo per identificare nuovi prodotti alimentari e mangimi innovativi, come i frutti di mare a base di alghe.
Infine, la strategia Farm to Fork si adopererà per stimolare un consumo alimentare sostenibile e promuovere alimenti sani a prezzi accessibili per tutti. I prodotti alimentari importati non conformi alle pertinenti norme ambientali dell'UE non sono consentiti sui mercati dell'UE. La Commissione proporrà azioni per aiutare i consumatori a scegliere diete sane e sostenibili e ridurre gli sprechi alimentari. La Commissione esplorerà nuovi modi per fornire ai consumatori informazioni migliori, anche con mezzi digitali, su dettagli come la provenienza del cibo, il suo valore nutrizionale e il suo impatto ambientale. La strategia Farm to Fork conterrà anche proposte per migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore.

Tutte le politiche dell'UE dovrebbero contribuire a preservare e ripristinare il capitale naturale dell'Europa  . La strategia Farm to Fork, , affronterà l'uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura. Proseguiranno i lavori nell'ambito della politica comune della pesca per ridurre gli impatti negativi che la pesca può avere sugli ecosistemi, in particolare nelle zone sensibili. La Commissione sosterrà inoltre aree marine protette più connesse e ben gestite. 
Gli ecosistemi forestali sono sottoposti a crescenti pressioni, a causa dei cambiamenti climatici . L'area boschiva dell'UE deve migliorare, sia in termini di qualità che di quantità, affinché l'UE raggiunga la neutralità climatica e un ambiente sano. La riforestazione e il rimboschimento sostenibili e il ripristino di foreste degradate possono aumentare l'assorbimento di CO 2 migliorando al contempo la resilienza delle foreste e promuovendo la bioeconomia circolare. Basandosi sulla strategia per la biodiversità del 2030 , la Commissione preparerà una nuova strategia forestale dell'UE che coprirà l'intero ciclo forestale e promuoverà i numerosi servizi offerti dalle foreste.






















DEBBO RINGRAZIARE questo periodico che ci concede uno spazio nella ricorrenza del  XXV anniversario della istituzione della Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone; una realtà piccola, ma importantissima dal punto di vista conservazionistico, tanto che la rivista Panorama l’ha definita una delle sette perle naturalistiche d’Italia.
Anche se spesso non ce ne rendiamo profondamente conto, tutti sentiamo il senso di appartenenza ad una comunità che nell’ambiente riconosce le sue radici più profonde e la patria comune.
Oggi sono evidenti i massicci cambiamenti climatici, con conseguente surriscaldamento globale, a cui si affianca la spada di Damocle della  la sesta estinzione di massa, le cui previsioni parlano della scomparsa di circa il 75% delle specie viventi in tempi brevi, entro pochi decenni. Questo vuol dire che l’ecosistema del nostro pianeta sta subendo profonde modificazioni legate all’aumento anomalo della concentrazione di Carbonio nell’atmosfera e nei mari, causate dalle attività umane. Negli ultimi quarant’anni, secondo uno studio WWF,la scomparsa di quasi il 60% delle specie viventi è andata di pari passo con l’aumento del biossido di Carbonio nell’aria. Secondo Science Advance il tasso di estinzione è cento volte più elevato del normale.
La progressiva scomparsa degli insetti, in particolare  delle specie impollinatrici come api e farfalle, finirà per mettere a rischio la stessa agricoltura. Questi dati che potrebbero ben considerarsi apocalittici, non preannunciano soltanto la solitudine dell’uomo; ma anche la fine della comunità vivente che noi conosciamo e ci vorranno almeno diecimila anni perché si possa ricreare un nuovo equilibrio.


Molti scienziati parlano dell’inizio di una nuova era geologica: l’Antropocene, nella quale le attività umane stanno apportando cambiamenti significativi e, soprattutto, irreversibili al territorio, agli ecosistemi al clima  del nostro pianeta.
E’ necessario in tempi brevi rivedere profondamente, almeno in maniera sostenibile, il nostro rapporto con l’ambiente. Per molti scienziati è già tardi. Soprattutto è difficile attivarsi ad una tutela e salvaguardia a livello globale, quando azioni su piccola scala, a livello locale incontrano difficoltà ed ostracismo.
Si può dialogare ed anche discutere sull’opportunità o meno di istituire un’area naturale protetta, sulle possibili alternative, sulle prospettive che si possono realizzare e, perché no, anche su eventuali delusioni.

Sta di fatto però che quest’area naturale protetta ha per tutti un grande valore, che non è soltanto affettivo, ma anche reale. Quando dico tutti lo intendo in senso globale, in quanto un parco o una riserva naturale non sono, e non dovrebbero essere,delle isole di tutela in un mare di indifferenza; ma secondo i principi fondanti della Rete Natura 2000 della Comunità Europea debbono essere in comunicazione tra loro e con il resto del territorio. Natura 2000 è la rete coordinata di aree protette più grande del mondo del mondo ed offre una vitale ed efficace protezione per habitat e specie a rischio.
I nodi di questa rete sono rappresentati da oltre 26.000 siti Natura 2000, compresa la Riserva Naturale Selva del Lamone, che insistono anche su vasta parte dei nostri territori, circa 36.826 ha nella Provincia di Viterbo, di cui 4.407 marini. Non si tratta, però, soltanto di una rete di aree naturali protette; ma riconosce l’importanza della collaborazione tra uomo e natura. Infatti, non esclude le attività economiche; ma intende garantire che queste siano compatibili con la salvaguardia di specie ed habitat preziosi, non disturbandoli o danneggiandoli gravemente ed adottando le misure necessarie per conservare o ripristinare tali habitat e specie, in modo da migliorarne la salvaguardia.
Questo approccio che incoraggia una silvicoltura, una pesca, un'agricoltura e un turismo sostenibili, garantisce un futuro a lungo termine per le popolazioni che vivono in queste zone e praticano tali attività.
La rete, inoltre, esercita un importante impatto economico: una stima dei vantaggi che fornisce ne colloca il valore tra i 200 e 300 miliardi di euro all'anno, ovvero dal 2% al 3% del prodotto interno lordo dell'UE.
Appare chiaro che quanto sopra da indicazioni precise per la gestione e la programmazione economica del nostro territorio e ad esse vanno adeguate le politiche amministrative.
Istituita con L.R. N. 45/94, la Riserva Naturale Parziale Selva del Lamone occupa 2030 Ha nel territorio del Comune di Farnese, in Provincia di Viterbo,  al confine con la Toscana. Essa fa parte del Sistema dei Parchi e delle Riserve Naturali della Regione Lazio. Ente Gestore è il Comune di  Farnese.  Il territorio della Riserva  è interessato dalla ZPS (Zona do Protezione Speciale per gli uccelli selvatici) Selva del Lamone-Monti di Castro e dai ZSC (Zone Speciali di Conservazione) Selva del Lamone e Sistema Fluviale Fiora-Olpeta.
Nella ZSC del Lamone sono presenti una decina di habitat di interesse comunitario.
Habitat che possono apparire, ad una visione superficiale, piccoli ed insignificanti e  spesso sono fragili, a rischio di scomparire; tanto che l’obbligo di conservarli in maniera soddisfacente può far tremare le vene e i polsi. Questi habitat e specie si sono co-evoluti con noi umani e la generale diminuzione della biodiversità, che fa parlare della sesta grande estinzione di massa, non può passarci accanto senza coinvolgere anche noi. Pensiamo ai disastrosi incendi che stanno interessando l’Australia o le foreste dell’Amazzonia o, in molte parti del pianete, a politiche selvicolturali di pura rapina che stanno rarefacendo il grandi polmoni della terra, che assimilano anidride carbonica e forniscono ossigeno, e noi, a causa della nostra fisiologia e biochimica, di ossigeno viviamo.


La Selva del Lamone è un’immensa pietraia costituita dal paesaggio unico dalle lave affioranti nella stragrande maggioranza della parte boschiva, che assume forme variegate (ammassi di pietre grigie, noti col nome locale di “murce”, crateri di collasso e forre, che sono vestigia di condotti lavici ormai demoliti; antichi coni eruttivi). Le eruzioni che hanno originato le lave sono avvenute nell'ultimo periodo di attività del cosiddetto vulcano di Latera (tra 158.000 e 145.000 anni fa) ed hanno sovrapposto i loro materiali su precedenti colate e su uno strato basale di arenarie, messe in luce dall’attività erosiva del torrente Olpeta.
La terra si deposita negli avvallamenti e dove è scarsa la presenza di pietre. In questi luoghi, soprattutto in inverno e primavera, si raccolgono le acque piovane dando  origine a pozze di acqua fangosa, prati sommersi e stagni stagionali. Questi ultimi sono conosciuti localmente con il nome di “lacioni” e, in alcuni casi, ospitano un’importante comunità animale e vegetale.
Sulle lave delle murce le specie vegetali, soprattutto le essenze spinose (prugnoli, biancospini, rovi, stracciabrache) creano un intrico spesso impenetrabile, che non poco ha contribuito alla creazione del mito di selva dantesca.

La foresta è variegata, con residui di lecceta, mentre  il piano dominante è dato da un bosco misto di latifoglie e, lungo la fascia settentrionale, dalla cerreta. Importanti sono alcuni lembi di faggeta, abbondantemente sotto quota.
Molte sono le specie vegetali rare e protette, tra le oltre 900 censite,  che vegetano nel Lamone, il quale spesso rappresenta una delle poche, se non l’unica stazione del Lazio per alcune di esse: asplenio settentrionale, ofioglosso delle Azzorre, cardamine parviflora, clipeola, lupino greco, veccia di Loiseleur, gamberaja calabrese, per citarne alcune.
Anche la fauna è ricca ed interessante, spesso per la sua rarità: gatto selvatico, martora, biancone, albanella minore, bigia grossa, tritoni, ecc.
Tra le specie animali di importanza comunitaria vengono citate il lupo per i mammiferi; il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, il biancone, il succiacapre, la tottavilla, l’averla piccola, l’occhione, la ghiandaia marina, l’albanella minore, la calandrella, il calandro e la bigia grossa, tra gli uccelli; la testuggine comune ed il cervone, tra i rettili; il tritone crestato e la sala mandrina del Savi, tra gli anfibi.
Ricchissima è la stratificazione archeologica, dal Paleolitico medio ai giorni nostri, con centinaia di siti censiti tra cui: necropoli, villaggi fortificati di vari periodi (Età del Bronzo, Etrusco), fattorie e strade romane,  castelli ed abitati medievali, pievi rurali, capanne di pastori e carbonai. Per la sua impervietà e per il fatto che, soprattutto nella parte boschiva, non è stato possibile condurre l’agricoltura con i mezzi meccanici, i siti archeologici della riserva, a parte i danni dovuti al tempo, sono ben conservati e coprono tutto l’arco delle presenza umana (compresa quella neandertaliana) successiva alle attività vulcaniche, per cui si può riconoscere il fatto che la Selva del Lamone conservi un’immagine della diffusione e delle attività umane, altrove scomparse.



La Selva del Lamone ed il territorio circostante furono interessati, per lunghi tempi,  dal fenomeno del brigantaggio, in particolare nella seconda metà dellOttocento divennero rifugio di banditi del calibro di Domenico Tiburzi, Domenico Biagini e della loro banda.
La storia della Selva del Lamone è legata anche alle forme di utilizzo del territorio da parte dell'uomo. Fin dall’età più antiche vennero realizzati terrazzamenti e slarghi per l'agricoltura. Bonifiche più imponenti con spietramenti di aree, realizzazione di pozzi e cisterne, costruzione di fattorie, risalgono al periodo etrusco-romano.
Nel Medioevo la Selva venne divisa, secondo il metodo feudale nella Pars Dominica (comprendente la cosiddetta Tagliata del Principe, il Felceto alto, il  Caneparolo  ed altre zone denominate complessivamente "Lamone di Sopra"), destinata alle necessità dei feudatari; mentre il cosiddetto "Lamone di Sotto", rappresentava la Pars Massaricia, che la popolazione poteva utilizzare per il proprio sostentamento. Nel Dicembre del 1572 Galeazzo Farnese concesse l'uso del Lamone ai suoi sudditi, per esercitarvi i diritti di semina e pascolo (oltre ai preesistenti diritti di legnatico e ghiandatico).  Si iniziarono allora a formare i cosiddetti Roggi, piccole aree liberate da pietre ed utilizzate a scopi agricoli. La gestione dell'agricoltura e dell'allevamento era regolato secondo un turno di terzeria: il territorio venne diviso in tre parti nelle quali a rotazione si procedeva un anno a semina, un anno a pascolo, un anno a maggese.
Tutta la ricchezza dal punto di vista naturalistico e storico per secoli è passata in secondo piano di fronte ad un utilizzo economico, a causa della povertà della popolazione, di pura sopravvivenza, attraverso gli usi civici di pascolo, legnatico, semina e ghiandatico che dalle concessioni di Galeazzo Farnese del 1572 ha spesso portato ad uno sfruttamento della foresta indiscriminato, incontrollato e disordinato durato secoli interi.



La mancanza di un piano di governo per lo sfruttamento del bosco contribuì nel tempo alla diminuzione dell’estensione boschiva, soprattutto per il mancato ripopolamento delle piante ad opera dell’eccessivo pascolamento e del diritto di legnare non ben disciplinato. Nel 1926 Antonino Alfano, delegato tecnico per l’accertamento degli usi civici, lamentava che il bosco Lamone era in condizioni di deperimento e di sfacelo e proponeva la redazione di un piano di governo rigido ed il rimboschimento, evitando l’esercizio delle colture all’interno del bosco, essendo i diritti civici divenuti in molti casi, col tempo, abuso o perlomeno danno gravissimo al regolare piano di governo del bosco. Ma le cose non cambiarono nel tempo.
Solo nel 1932  il Comune predispose una strumento di governo, che però si rivelò inconcludente, sia per il perdurare degli abusi con tagli sporadici e vandalici da parte dei cittadini, immissioni di bestiame nelle zone tagliate e utilizzazioni industriali dettate più da esigenze di bilancio che da norme tecnico-economiche. Un ulteriore piano tecnico per l’utilizzo dei boschi comunali fu adottato nel 1947, nel quale, tra l’altro veniva previsto il pascolo caprino (sic!). Il Piano non venne mai approvato dalle autorità competenti.
Secondo il piano di taglio redatto nel 1961 dal Geom. Dino Franci,  spesso alcune sezioni di taglio risultavano “pressoché inutilizzabili in quanto in condizioni di vegetazione così mediocre e di terreno così disagevole anche per gli stessi animali da soma che la legna che se ne ricavava veniva a costare ancor più che al libero commercio”. A seguito di questo andamento l’allora Sindaco Luigi Brutti, nella seduta del primo dicembre 1968, propose l’alienazione del bosco Lamone all’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, in quanto “il reddito che ne deriva è molto modesto in relazione all’entità del comprensorio” (Delibera di C. C. n73 del 1° dicembre 1968.
Anche per questo, oltre alla valutazione della vincolistica, già esistente sul territorio e ad indicazioni che provenivano dalle proposte di Piano Parchi della Regione Lazio, con legge regionale 12-9-1994 n. 45“Istituzione della riserva naturale parziale Selva del Lamone”, Pubblicata nel B.U.R.L. 20 settembre 1994, n. 26, S.O. n. 8, veniva istituita la Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone.
Negli anni della sua esistenza La Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone si è creata una fitta rete di collaborazioni che comprende la  Regione Lazio Area Sistemi Naturali; l’Ente Gestore Comune di Farnese;  altri parchi e riserve naturali; soggetti ed istituti esterni (Università della Tuscia di Viterbo, tramite utilizzo di tesisti e tirocinanti per le attività di monitoraggio e studi naturalistici) GSCA (Gruppo di Studio e Conservazione dell’Albanella minore) e della LIPU birdlife International; CSP Onlus [Centro Studi di Preistoria ed Archeologia di Milano, che realizza una campagna estiva di scavo a Sorgenti della Nova e a Roccoja nella Riserva naturale Selva del Lamone]; GAR [Gruppo Archeologico Romano, che cura una campagna estiva di scavo nella fortezza tardo-etrusca di Rofalco];  la Direzione del Sistema museale del Lago di Bolsena e del Museo civico di Farnese, l’ Istituto Comprensivo “Paolo Ruffini” di Valentano; il Liceo Scientifico “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Montefiascone (VT); altri istituti ed enti di ricerca; società incaricate per la elaborazione di piani e progetti.

In ottemperanza alle Direttive della Rete natura 2000 ed alle proprie specifiche esigenze la Riserva naturale ha programmato e realizzato interventi ed azioni rivolte al monitoraggio, alla tutela e conservazione della biodiversità e del sistema Natura 2000, tanto nell’area della Riserva Naturale e delle ZSC e ZPS presenti  anche in altre zone esterne all’Area Naturale Protetta, oltre a quelli su altri anfibi e rettili,  della distribuzione e consistenza delle popolazioni di Salamandrina perspicillata e di Testudo Hermmanni.. Il personale di Vigilanza di questa Riserva nel periodo estivo (Luglio-Agosto 2018) ha effettuato un monitoraggio costante del sito di nidificazione di Caretta caretta, presso il Camping California, lungo la costa di Montalto di Castro.  Particolare interesse è stato dedicato al monitoraggio del gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) nella ZSC del Sistema Fluviale Fiora-Olpeta. E’ stato attivato anche il monitoraggio di Circus Pygargus nell’area delle ZPS Selva del Lamone-Monti di Castro e Caldera di Latera, in collaborazione, con personale   del GSCA (Gruppo di Studio e Conservazione dell’Albanella minore) e della LIPU birdlife International e degli svernanti acquatici nella ZSC del Lago di Mezzano. Sono stati inoltre realizzati i monitoraggi dei chirotteri, anche in collaborazione con il personale dell’ Area Sistemi Naturali della Direzione Regionale Capitale naturale, all’interno della Riserva Naturale e nelle grotte lungo la ZSC Sistema Fluviale Fiora-Olpeta, con l’individuazione di ulteriori nuovi siti di presenza. Continua da anni il monitoraggio dei picidi e del moscardino. I monitoraggi floristici hanno riguardato la distribuzione di Orchidacee spontanee nella Riserva Naturale e nei territori circostanti. In particolare è stata seguita la distribuzione e fioritura della specie Himantoglossum adriaticum  e H. hircinum. Per la tutela della specie sono state messe in opera piccole recinzioni che hanno permesso a numerosi esemplari di sfuggire alla predazione da parte di istrice e cinghiale. Vengono inoltre  monitorate in particolare le popolazioni di Ophioglossum azoricum di cui la Selva del Lamone rappresenta una delle poche, se non l’unica, stazioni di presenza in Italia ed altri ofioglossi. 

Nel tempo è continuato  il monitoraggio dei “Lacioni” gli stagni temporanei caratteristi della ZSC del Lamone, dei fontanili ed altri piccoli invasi acquatici e delle specie animali (Triturus Carnifex) e vegetali presenti. I dati dei monitoraggi sono stati informatizzati per la trasmissione al Focal Point della Rete Regionale di Monitoraggio. L’attività di monitoraggio degli habitat fluviali nel corso del fiume Olpeta e nel Lago di Mezzano aveva permesso nell’estate del 2017 di individuare e segnalare alle competenti autorità prelievi abusivi di acque lungo l’Olpeta in località Salabrone e lo stato di grave abbassamento di livello del Lago di Mezzano con affioramento di resti archeologici. La verifica dei prelievi abusivi in località Salabrone, lungo il corso dell’Olpeta ha portato ad attivare un calendario di sopralluoghi a cadenza quindicinale e ad una fitta corrispondenza, ancora in corso, con l’Ufficio Protezione Acque Interne dell’Amministrazione Provinciale di Viterbo. Per quanto riguarda Mezzano, oltre al monitoraggio continuato nel tempo e alla segnalazione dello stato delle acque e dei siti archeologici,  è stato guidato personale della Soprintendenza ai beni archeologici nella ricognizione di affioramenti protostorici conseguenti all’abbassamento del livello del lago.
La R. N. partecipa alla promozione e diffusione della conoscenza del territorio, in collaborazione con l’Ente Gestore, e soggetti esterni come per es. il Gruppo archeologico Romano, la Direzione del Sistema museale del Lago di Bolsena e del Museo civico di Farnese, l’ Istituto Comprensivo “Paolo Ruffini” di Valentano, la Fondazione Vulci; l’Università della Tuscia ed altre Università,  l’Unitre Tuscia, il GSCA (Gruppo di Studio e Conservazione dell’Albanella minore)  della LIPU birdlife International, il Gruppo di Lavoro per l’Area Interna: Area1: Alta Tuscia – Antica Città di Castro.
Viene  realizzata da anni  una serie di azioni didattiche con numerosi incontri in aula ed in campo, gestiti e coordinati dal Responsabile dell’ufficio comunicazione, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Paolo Ruffini” di Valentano ed altri istituti, che coinvolge circa trecento alunni delle scuole dell’infanzia, elementari e medie. Nell’ambito di queste attività didattiche sono stati mandati a effetto vari progetti come: “Rofalco e gli Etruschi nella Selva del Lamone” in collaborazione con il Gruppo Archeologico Romano, rivolto alle scuole dell’infanzia e primarie; “Nonno albero racconta i suoni del bosco e ci racconta le storie dei suoi amici del bosco”; “L’Abitato di Sorgenti della Nova nell’età del Bronzo Finale” e Famiglie al Museo” (in collaborazione col museo Civico Ferrante Rittatore Vonwiller di Farnese); rivolti alle scuole primarie.

In collaborazione con il Liceo Scientifico “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Montefiascone (VT) è stati realizzati vari cicli della durata di 60 ore, nell’Ambito di alcuni progetti di “Alternanza scuola-lavoro”.
Dal 2003 a tutt’oggi è stato attivato e continuato l’utilizzo di Volontari del Servizio Civile Nazionale, che attraverso progetti annuali proposti dalla Riserva naturale, ha coinvolto e coinvolge, per ciascun progetto una media di quattro giovani ambosesso.
In vari casi presso la Riserva naturale sono stati svolti lavori di pubblica utilità in sostituzione della pena detentiva e pecuniaria.
Sono stati programmati e realizzati, nel tempo, moltissimi incontri ed escursioni tematiche relative alle emergenze, geologiche, naturalistiche, floristiche, storico-archeologiche e antropologiche del territorio, anche attraverso manifestazioni escursionistico-teatrali nella Riserva naturale in collaborazione con la Banda del Racconto. Sono stati forniti documentazione, scritti e foto, a giornali e riviste. Sono state date  indicazioni, notizie, documentazione e supporto logistico a numerosi operatori della comunicazione, tesisti e stagisti.
Il personale della Riserva Naturale, in collaborazione con  soggetti ed istituti esterni come. CSP Onlus [Centro Studi di Preistoria ed Archeologia di Milano, che realizza una campagna estiva di scavo A Sorgenti della Nova e a Roccoja nella Riserva naturale Selva del Lamone]; GAR [Gruppo Archeologico Romano, che cura una campagna estiva di scavo nella fortezza tardo-etrusca di Rofalco];  la Direzione del Sistema museale del Lago di Bolsena e del Museo civico di Farnese, ha programmato e partecipato alla ricognizione dei beni storico-archeologici e demantropologici della Riserva Naturale e del territorio di Farnese, realizzando specifiche cartografie per periodi storici e tipologie di sito e relative schede riassuntive. In particolare ha favorito il supporto logistico ed informativo alle missioni di scavo e ricognizioni storico archeologiche nell’area della Riserva naturale e zone circostanti; dando un contributo fondamentale alla realizzazione e redazione della carta Archeologica del Comune di Farnese e delle didascalie del Museo Civico. Importante, nell’ottica della conservazione e fruizione dei beni storico-archeologici è stato l’acquisto, finanziato dalla Direzione Regionale Ambiente, del sito proto villanoviano e medioevale di Sorgenti della Nova.

Ci sarebbe una serie infinita di altre attività a cui la Riserva naturale Selva del Lamone ha partecipato fattivamente come, per es.:
in collaborazione con la Comunità Montana Alta Tuscia laziale alla ricognizione e progettazione del Sentiero dei Briganti, dalla Riserva naturale di Monte Rufeno a Vulci;
 in collaborazione con l’Amministrazione provinciale di Viterbo, sia nella preparazione, che nella realizzazione al progetto Life Natura “Azioni Urgenti di Salvaguardia dei siti Natura 2000 dell’Alta Tuscia Viterbese”. Questo progetto ha comportato la Certificazione PEFC della Gestione Forestale sostenibile della Riserva Naturale “Selva del Lamone”, uno dei primi esempi a livello mondiale di certificazione basata sul patrimonio culturale dell’area forestale;
in collaborazione con l’Amministrazione provinciale di Viterbo, in sede di progettazione e realizzazione del progetto Pilota del Geoparco del Lamone, facente parte del Geoparco della Tuscia, nell’individuazione dei geositi e degli itinerari geologici da inserire nel progetto; nella scrittura, redazione e documentazione fotografica della guida in italiano ed inglese al Geoparco della Tuscia  “Il Lamone una storia di fuoco”, nella realizzazione di testi e fotografie per i totem informativi; nella continua ricognizione dei geositi e nel curare la raccolta di studi e documentazione relativi alla conoscenza geologica del territorio;
in collaborazione con la Direzione Regionale all’Ambiente alla progettazione e ai rilievo del progetto Le Strade di Parchi. Itinerario del Lazio Etrusco, relativamente al tratto Tuscania-Lago di Mezzano;
in collaborazione con altri parchi, associazioni e studiosi alla definizione del tragitto del cammino della Clodia e dei suoi diverticoli, dal territorio di Blera fino a Saturnia.
A questi itinerari e percorsi si aggiunge la notevole rete dei sentieri ad uso turistico realizzati all’interno della Riserva come:
il sentiero storico archeologico Sant'Anna – Rofalco
il sentiero geologico dei crateri,
il sentiero geologico di Cava l’Inferno;
il sentiero geologico, naturalistico ed archeologico di Rosa Crepante
il sentiero naturalistico dei Lacioni;
l’itineraio del Geoprco del Lamone;
il percorso tematico le Vie d’acqua;
il percorso tematico la Via degli Etruschi;
questi sentieri, opportunamente segnalati e attrezzati, costituiscono un patrimonio importante per la fruizione turistico – escursionistica, naturalistica e di tipo culturale e ricreativo dell’area della Riserva Naturale. Si sta programmando tra il Comune di Farnese, ente gestore della Riserva naturale, ed il Club Alpino Italiano sezione di Viterbo una convenzione per l’organizzazione dei percorsi escursionistici e la manutenzione della rete sentieristica e della viabilità minore.
Grazie alla Riserva naturale è stato possibile a Farnese realizzare importanti strutture utili alla Comunità, finanziate al Comune in qualità di Ente gestore, come per es: l’Ostello Ortensi, il Museo Civico Ferrante Rittatore Vonwiller, il depuratore, il recupero della chiesa Cistercense di Santa Maria di Sala, le strutture a Pian di Sala utilizzate come centro operativo dei guardiaparco e come scuola libertaria ed alcuni immobili ad uso turistico.
Varie volte la Riserva è intervenuta con propria progettualità per la manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, la realizzazione di stazzi per il ricovero notturno delle greggi pascolanti all’interno della Riserva; per la realizzazione dei Piani di Gestione ed Assestamento Forestale dei boschi comunali; interventi di gestione dei boschi come al Felceto Alto, a Valle Felciosa, alle Pianacce; per la programmazione di manifestazione a carattere turistico e divulgativo; per la didattica ambientale con le scuole del comprensorio e della provincia di Viterbo. Tutti questi interventi, e tanti altri, hanno rappresentato occasione di lavoro per molti cittadini.
Nelle analisi swot dei programmi per i finanziamenti comunitari la Riserva Naturale Selva del Lamone è considerato uno dei punti di forza del territorio.
In un’ottica attuale, con la triste prospettiva dei cambiamenti climatici, la Riserva naturale assume anche la funzione di serbatoio di Carbonio per la mitigazione dei cambiamenti ambientali. Le foreste che ricoprono circa il 30% della superficie delle terre emerse rappresentano quasi il 50% della produttività primaria netta e pressoché il 70% degli scambi di Carbonio,  costituiti da assimilazione e respirazione; inoltre, le foreste immagazzinano più dell’80% della biomassa e del Carbonio epigeo (tronchi, rami e foglie) terrestre e circa il 40% (radici e sostanza organica) di quello presente nel suolo. A parte gli oceani, quindi, gli ecosistemi forestali svolgono un ruolo chiave nell'ambito di alcuni importanti cicli biogeochimici della biosfera, regolando così i parametri del clima regionale e planetario.

Il contenuto medio di Carbonio delle diverse tipologie di bosco varia da 91 tonnellate di Carbonio per ettaro, nei cedui misti di latifoglie, destinati all’uso civico, a 182 tonnellate di Carbonio per ettaro nei boschi di cerro da avviare all’alto fusto. La produttività annuale è invece variabile tra 1.5 t di C per ettaro nei rimboschimenti con pini neri e 3 t di C per ettaro nei boschi di cerro. Il Carbonio immagazzinato dall’ecosistema forestale si rinviene nel comparto suolo per una frazione variabile tra il 30 e il 40%, mentre la frazione più consistente si trova nella biomassa forestale. In valore assoluto, però, è il terreno dei boschi di cerro in avviamento all’alto fusto a contenere la maggior quantità di Carbonio, circa 58 ton C ha-1.  L’ecosistema cumulato del Lamone immagazzina annualmente 158.304,04 tonnellate di Carbonio.
Ora se la massa molecolare dell’Anidride carbonica è pari a  44,01 u, a cui il Carbonio contribuisce con 12,01 u e l’Ossigeno con 32 u, un piccolo calcolo ci permette di affermare che la Selva del Lamone scompone annualmente 580.096,65 tonnellate di Anidride carbonica, immagazzina 158.304,04 tonnellate di Carbonio e libera nell’aria 421.792,61 tonnellate di Ossigeno.
La Foresta del Lamone svolge, quindi, diverse e importanti funzioni ecologiche e sociali tra le quali riveste una certa importanza anche quella di assorbimento di gas serra, contribuendo così alla mitigazione dei cambiamenti ambientali in atto; il quantitativo di Carbonio immagazzinato nell’ecosistema e quello annualmente assorbito è sicuramente rilevante, anche in rapporto al contesto forestale italiano. Inoltre, l’indicazione gestionale a favore della conversione di una quota importante di cedui invecchiati, di cerro e di latifoglie varie, all’alto fusto si presenta vantaggiosa anche dal punto di vista della conservazione e della gestione del Carbonio in bosco.
Rimane da verificare e da seguire con attenzione gli sviluppi della politica ambientale italiana in materia di crediti di Carbonio, certificati ambientali e altre forme di incentivi per il ruolo di miglioramento ambientale svolto dagli ecosistemi forestali.

Purtroppo l’emergenza dovuta al COVID-19 ci ha impedito di portare a termine una serie di iniziative  per la celebrazione  della ricorrenza del XXV della istituzione della Riserva naturale del Lamone. Era in cantiere un calendario di attività che prevedeva,  il 29 marzo una escursione-racconto, esperienza di teatro itinerante all’interno della Riserva Naturale, con la Banda del Racconto; il 18 aprile il Trail dei Crateri, corsa 22 chilometri tra la Selva del Lamone ed il Lago di Mezzano, organizzata in collaborazione con il Rotary Club Bolsena Ducato di Castro, con  in contemporanea un percorso guidato “leggero” lungo il sentiero geologico dei crateri; nel periodo di marzo due escursioni guidate lungo il percorso della via Clodia, in collaborazione con l’associazione Terre di Maremma; In collaborazione con la CHM LIPU Ostia e fotografi professionisti era stata  iniziata una fitta serie di uscite fotografiche e riprese nel paese di Farnese, nella Riserva naturale Selva del Lamone ed nel territorio circostante, nei vari aspetti e attività che si doveva concludere il 12 luglio con la presentazione a Farnese del lavoro svolto e la raccolta delle opere in una mostra fotografica e proiezione di un video che racconta le varie fasi dei lavori; e tante altre manifestazioni.
Per volontà dell’Amministrazione comunale e della Riserva stessa  si stanno ritessendo le fila per riprendere a breve tempo, le dette manifestazioni, oltre alla realizzazione di un concerto nella Chiesa di Santa Maria di Sala e attività didattico ludiche per bambini e ragazzi della scuola dell’infanzia e dell’obbligo. In corso di definizione è anche il calendario che prevede un  ciclo di incontri conoscitivi a tema con presentazione (tramite interventi orali, proiezioni video e power point)  delle attività della Riserva: tutela e conservazione, programmazione, didattica e promozione, vigilanza; delle caratteristiche e peculiarità dell’Area naturale protetta: geologia, habitat, flora e vegetazione, fauna, aspetti demo antropologici, storico-archeologici e culturali; nonché le peculiarità del paese di Farnese e la sua storia.



Escursioni a tema lungo i sentieri della Riserva, “Tra boschi e sassi”: “Storia di rocce e vulcani” la geologia ed i geositi del Geoparco del Lamone; i Lacioni, gli stagni temporanei della Riserva con la loro peculiare biodiversità; “Infinite forme meravigliose e diverse” le orchidee selvatiche, Gli Ultimi Patriarchi” gli alberi monumentali; “Un giorno da archeologo” i siti archeologici; “Tiburzi è vivo e lotta con noi” il brigantaggio; “Vita da Naturalista” attività di monitoraggio sul campo; “Il Giardino dei Semplici e l’Orto dei Veleni” alla scoperta delle piante medicinali e tossiche, “Notte di Stelle” serata in Riserva dedicata alla osservazione della volta celeste; “Un giorno a Farnese” e “la culla dei Farnese”, escursioni all’interno del paese alla scoperta del ricchissimo patrimonio storico e culturale, in particolare l’escursione “Fumus Heresiae” alla chiesa cistercense di Santa Maria di Sala e “Arte ed Alchimia”  Escursione guidata alla Chiesa campestre di Sant’Anna ed alla sua ricchissima manifestazione di simbologie alchemiche.

                                                                                                

La pubblicazione di questo periodico
è stata possibile 
grazie alla collaborazione amichevole 
del Comitato Gemellaggi di Farnese
&
l'Associazione 


                                                                                                

1 commento:

  1. chi possiede un computer può tranquillamente consultarlo e leggerlo

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